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Instagram sta crescendo sempre più come social network. Anche le aziende cominciano a guardarlo con attenzione. Proprio per questo motivo qualche mese fa ho iniziato un esperimento con il mio profilo personale, considerando la mia passione per la fotografia, per capire meglio i meccanismi che regolano Instagram.

A luglio 2015 su Instagram avevo ca. 170 followers, ora (ottobre 2015) ne ho oltre 1.500 [update 2018 i followers sono oltre 12mila]. Questo il dato di fatto. Cosa è successo? Uso Instagram da quando è uscito e lo ho usato solo facendo foto col cellulare e usando pochi, pochissimi hashtag. Seguivo poche persone e la mia vita social su Instagram era pari a zero, ovvero non facevo likes o commenti. A luglio di quest'anno mi sono detto: beh visto che foto belle ne ho perché non provare a capire come aumentare i followers. C'è gente con foto al limite della decenza con migliaia di followers. Dove sbaglio? Così ho deciso. Non sapendo dove e come partire sono andato sperimentando varie strade e qui riassumerò quelle più produttive e le esperienze fatte.

Premessa

Questi metodi sono tutti "puliti" ovvero niente trucchi sporchi o utilizzo di sistemi appositi che vedremo dopo. Ma intanto cerchiamo di capire:

Come funziona Instagram?

Instagram è un social network basato sulle immagini. Si postano immagini fatte col cellulare o meno.  Vediamo  di capire i dati essenziali che appaiono quando vediamo un profilo di un Instagrammer. Sappiamo quante foto ha postato, quanti e quali followers ha e quanti e quali altri Instagrammer segue (following). Per ogni foto vediamo quanti like (rappresentati dal cuoricino rosso), quanti commenti e gli hashtag usati. Pochi dati ma essenziali per capire una persona, vedremo poi perché. Ovviamente ci sono poi le foto da guardare.

Come si cercano le foto?

Le foto si cercano per interesse ovvero per hashtag. Se ad esempio cerchiamo l'hashtag #dolomiti avremmo una lista di immagini relative alle montagne. Dolomiti è infatti molto specifico. Gli hashtag #bolzano o #altoadige sono invece generalisti e troveremo immagini di vario tipo, dalle montagne ai selfie, al cibo, ecc. Detto questo la primo cosa da fare è definire:

Chi voglio essere su Instagram.

ovvero che tipo di foto voglio postare. Gli account generalisti servono a poco, sarete seguiti solo da chi vi conosce per amicizia ma difficilmente guadagnerete followers in numero elevato. Ci sono poi molte eccezzioni, vi accorgerete presto che, ad esempio, essere donna aiuta molto. Qualche foto ammiccante e i followers aumenteranno senza molti sforzi. Ci sono infatti persone che postano delle foto insignificanti intercalate da qualche foto in posa sexy e hanno un sacco di followers. Il perché fate voi. Ma queste sono eccezzioni, neppure tanto rare. Di fatto conviene trovare un proprio tema: il cibo, l'arte, la montagna, lo sport. E' importante essere "verticali" ovvero concentrarsi su un tema. Le possibilità di essere seguiti da altri con lo stesso interesse sono molto alte. Una delle prime cose che ho deciso è stata quella di scegliere foto di paesaggi e natura in particolare dell'Alto Adige e Trentino. Ho un intero sito di fotografie a cui attingere e in montagna ci vado spesso per cui il tema era quello. Secondo passo:

La scelta degli hashtag standard.

Gli hashtag sono fondamentali per essere trovati. Instagram ne ammette al massimo 30 per cui meglio sceglierli bene. Cio sono anche delle App apposite che vi danno 30 hashtag tra i più comuni. Sono in inglese e vanno bene per foto tipo fiori, cibo, cieli nuvolosi, tramonti, ecc. Nel mio caso ho fatto una scelta più locale e più "montagnosa" ovvero in linea con il mio tema primario. E' importante che gli hashtag non servono solo per descrivere la foto ma servono soprattutto per farvi trovare per quell'hashtag. Esempio banale: se faccio una foto in un piccolo paesino dell'Alto Adige che non conosce nessuno non ha molto senso sprecare un hashtag, meglio usarne uno di un paese vicino ma più conosciuto. Esempio userò: #renon #soprabolzano invece di #longostagno anche se mi trovo nel paese di Longostagno che conoscono in pochi. Nelle ultime versioni di Instagram quando digitate un hashtag vi appaiono i suggerimenti seguiti dal numero di foto con quell'hashtag. Inutile usare gli hashtag con numeri bassi. Gi hashtag di fantasia o inventati fanno sorridere #manonservonoanulla. Tra questi hashtag non devono mancare quelli di alcuni profili di reposter ovvero gente che prende foto di altri e le reposta. Un esempio è il profilo del giornale Alto Adige che seleziona le foto più belle. Hashtag #altoadigeweb Ora abbiamo il tema, gli hashtag e poi...

Come si crea il cosidetto "social engagement"?

Scopo di tutto è aumentare i followers e i like. Per farlo ci vuole tanto lavoro, potete essere il più bravo fotografo del mondo ma senza farsi notare rimarrete nel purgatorio degli sconosciuti.

Aumentare i like su Instagram

Per aumentare i like bisogna farsi notare, per farsi notare bisogna dare dei like.Per fare questo ci sono diverse tecniche. La principale è quella della:

Ricerca per hashtag

Aprite Instagram, scegliete un hashtag inerente alla vostra tipologia di immagini e cominciate a "likeare" tutte le foto che scorrono con quell'hashtag. Rimanendo sull'esempio iniziale l'hashtag #dolomiti mostra migliaia di foto di montagne. Scorretele e mettete un like e avanti così per decine, centinaia di foto. Che succederà? Chi riceve il like, diciamo l'utente @tiziocaio riceve una notifica.: "A @pincopallino piace la tua foto". (@pincopallino siete voi) @tiziocaio nella frande maggioranza dei casi cliccherà sul vostro profilo e vedrà la relativa galleria di foto, ovvero vedrà un sacco di foto di montagne. A questo punto @tiziocaio potrà semplicemente ricambiare il like su una o più delle vostre foto o nelle migliore delle ipotesi incomincerà a seguirvi. Il comportamento di @tiziocaio dipende da molti fattori in linea di massima se troverà di gradimento il vostro profilo vi seguirà. Molti ricambiano con più likes aspettando che magari siate voi a fare la prima mossa ovvero si aspettano che li seguiate prima voi. Se vi piaccino le sue foto fatelo altrimenti non siete obbligati. Un'altra tecnica per farsi dei followers è il:

Follow for follow (do ut des)

ovvero seguite qualcuno per farvi a sua volta seguire. Tecnica con molti svantaggi, nel paragrafo successivo capiremo perchè. A questo punto bisogna però parlare dei:

Tipi di Instagramer (ovvero quanto "cool" sei)

Gli utenti di Instagram si possono categorizzare in base ai numeri che li caratterizzano ovvero: numero di post, followers, following e numero di likes per immagine. E' chiaro che più followers avete più cool siete. Maggiore è il numero di followers rispetto ai following (gente che vi segue) più cool siete. Meno following avete più cool siete. Avere più following rispetto ai followers non è cool, perché presuppone che siano stati acquisiti non tanto perche le vostre foto sono belle ma solo come ricambio del follow (follow for follow). Avere migliaia di followers e pochi likes per foto vuol dire essere poco cool...e molto probabilmente i migliaia di followers sono stati acquisiti con tecniche "sporche". Il numero di post è relativo, identifica da quanto siete su Instagram e quanto attivi siete. Avere migliaia di foto e pochi followers non è cool. Considerate inoltre che avere tanti following non è consigliato perché vuole anche dire che nel vostro stream vedrete tutte le foto delle persone che seguite. Dato che queste persone le avete acquisite con la tecnica del follow for follow vuol anche dire che sono persone che vi daranno dei likes solo se lo farete anche voi per cui se volete che i vostri followers siano attivi dovrete esserlo anche voi con loro. Se non lo farete avrete tanti followers, tanti following ma pochi likes alle immagini = poca soddisfazione. La realizzazione dell'Instagramer sta nell'avere tanti followers attivi, pochi following e tanti likes e commenti per immagine. Ma non è semplice perché bisogna avere i followers giusti ovvero utenti che vi seguono perché amano le vostre foto e non pretendono il "do ut des" ovvero che siate prima voi a fare like prima di farlo loro.

Come si acquisiscono i followers ideali su Instagram?

Il follower ideale è quello che ti segue senza essere prima seguito (tipicamente ha più following che followers), che mette likes o commenta senza che prima lo facciate voi e che è molto attivo su Instagram. Per cercare il follower ideale si può: trovare una foto in linea col vostro "tema" con molti likes, guardare la lista di tutti coloro che hanno fatto like, entare nel profilo di ognuna di queste persone e dare un like ad una loro foto. Date il like solo a chi ha più following che followers e a chi ha delle foto in linea col vostro "tema". Non date più di un like, se date più like a più foto dall'altra parte l'utente si chiederà: "perché non mi segui se ti piacciono così tanto le mie foto". Un like è sufficiente, è un modo per farsi conoscere, per farsi notare. Non date il like a foto con troppi likes (oltre 40/50) perché chi riceve tantissimi likes non va più a vedere le singole persone che hanno fatto like. L'utente di questo tipo e che ha ricevuto il vostro like verrà a vedere il vostro profilo, sicuramente vi contraccambierà con altri likes e molto probabilmente inizierà a seguirvi. Il follower ideale si cerca anche "frugando" tra i followers di profili simili al vostro, oppure di accounte generici che trattano una determinata tematica. Spesso e volentieri vi troverete di fronte a foto non eccelse. Non abbiate la puzza sotto il naso. Anche se siete bravi a fotografare non significa che dobbiate fare likes solo alle foto di National Geographic. Il like è, come dicevo prima, un gesto di simpatia, una specie di pacca sulla spalla un modo per attirare l'attenzione. Poi vi capiterà anche di trovare qualcuno da seguire che ha delle foto che vi interessano, in tal caso fatelo. Gli utenti che seguite vanno però "seguiti". E' importante:

Mantenere e curare i propri following

Avere pochi following, cioè persone che seguite, vi permette di seguirli al meglio. Se seguite delle persone solo per farvi seguire finirete con l'avere migliaia di seguaci e altrettanti, forse più, persone da seguire. Ma se seguite qualcuno dovete anche guardare le sue foto e dare dei likes o commenti. 2/300 following sono un numero già notevole di persone da seguire. Calcolando che se solo la metà posta una foto al giorno, almeno 100/150 like al giorno dovete darli.

I profili di repost

Esistono profili che non postano foto proprie ma vivono di foto altrui, dandone il giusto credito. Sono tendenzialmente tematici e seguirne alcuni vi permette di acquisire nuovi followers andando a spulciare la lista delle persone che mettono likes alle foto. Questi profili utilizzano hashtag personalizzati come ad esempio #altoadigeweb o #tdv (Trentino da Vivere). Usandoli e facendo una foto (bella) in tema avrete la possibilità di essere repostati da questi profili. Dato che esistono profili di repost per ogni genere e categoria di foto, cercando tra gli hashtag e avendo delle foto belle non è difficile farvi repostare. Per esperienza ho visto che però questo non vi porta molti followers in più ma vi permette di trovare profili in tema con la vostra galleria.

Frequenza dei post

Contrariamente a quanto si possa credere non è importante postare tanto, anzi può essere controproducente. Un post al giorno o ogni due giorni può essere sufficiente. Da evitare i post ripetiviti ovvero 3/4 o più foto una dietro l'altra. Anche se andate in un posto fantastico (tipo Lago di Braies) scattate quante foto volete, poi sceglietene una e postatela. Le altre tenetele per altri momenti di "magra". Postare troppo significa intasare lo stream di chi vi segue con il rischio che qualcuno smetta di seguirvi (unfollow).

Riassumendo ecco i punti principali per un profilo di successo su Instagram

  • postare foto di qualità
  • scegliere un tema
  • postare una foto al giorno o ogni due giorni
  • postate la sera dopocena
  • scegliere gli hashtag giusti
  • seguire pochi profili ma buoni
  • scorrete le immagini per hashtag e date i vostri like...tanti like...tantissimi like. Vi accorgerete che più like date più le persone cominceranno a seguirvi.
  • cercate profili coerenti al vostro tema e guardate i profili delle persone che fanno like a quelle foto. Se hanno più following che followers e pochi likes, date un like ad una foto loro (se coerente col tema), vedrete che molti vi seguiranno.
  • non fate il follow for follow ovvero non seguite per essere seguiti, avrete solo seguaci che saranno attivi se lo siete voi (do ut des) e il tutto diventa molto impegnativo.
  • non comprate followers o likes, funziona solo per il primo momento poi vi troverete con tanti followers passivi.

Ricordate che Instagram è un social network e bisogna essere "social". Potreste fare le più belle foto del mondo ma se non vi fate notare non avrete grande successo. Ovviamente questa non è una guida né perfetta né assoluta ma il semplice frutto della mia esperienza personale su Instagram. Qualche tecnica che spero possa tornarvi utile per aumentare i followers su Instagram.

Se vi è piaciuta non dimenticate di seguirmi su Instagram ! :-)

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Da quando su Instagram è possibile fare pubblicità diretta se ne vedono delle belle. L'attenzione in particolare è caduta sul messaggio sponsorizzato di McDonalds Italia. McDonalds la multinazionale certo, mica una azienda piccola. Si suppone ci sia dietro una agenzia che segue il social advertising eppure in questo caso il messaggio è stato completamente sbagliato a mio modesto parere.

Innanzitutto siamo su Instagram, piattaforma dedicata al dialogo per immagini.

Su Instagram, è proprio il caso di dirlo, l'immagine è tutto. Chi frequenta questo social network lo fa perché ama la fotografia, le belle immagini e comunque l'aspetto visuale.

Questa l'immagine usata da McDonalds:

E' evidente che non è una bella foto. E' pure contraria a quello che secondo me è il principio primo da rispettare facendo pubblicità sui social, ovvero non autocelebrarsi.

Il risultato è stato evidente. Al di la dell'elevato numero di likes, frutto sicuramente di un investimento notevole, i commenti non lasciano dubbi sul feedback del pubblico.

Centinaia di commenti negativi per non dire di peggio. Ne riporto sotto alcune schermate.

Che dire? Se la sono cercata. L'errore in questo caso è doppio:

1) aver sbagliato immagine

2) autocelebrarsi, soprattutto quando non si ha proprio una buona reputazione nel settore food

Per portare un buon esempio Falconeri si approccia a Intagram con un messaggio decisamente azzeccato:

come dimostra anche il commento di @trudiale89 che è assolutamente condivisibile.

Qui sotto invece i commenti negativi sulla pubblicità di @mcdonaldsitalia

Oscar Wilde scrisse: Non importa che se ne parli bene o male, l'importante è che se ne parli.

Ma ai tempi di Wilde non c'erano i social network

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Nonostante l'immancabile pioggia di questa non-estate si è svolta e conclusa molto positivamente la Rosengarten Festa, evento del quartiere Dodiciville di Bolzano, organizzata da Franzmagazine.

Noi di pixxelfactory abbiamo partecipato con un i.Point presentando un progetto di valorizzazione del quartiere che parte dalla valorizzazione della presenza web delle attività commerciali. Passare dal web globale per essere trovati innanzitutto da chi abita nel quartiere e ovviamente non solo. Qui una descrizione più dettagliata del progetto.

Rosenfinder il nome del progetto che in forma di beta è possibile testare a qui.

Dai diversi contatti avuti durante la serata il progetto è piaciuto molto e ha destato l'interesse di diverse attività del quartiere.

Ora insieme a franzmagazine si lavorerà per dargli una forma e un contenuto che sia meno progettuale e più operativo.

Rosenfinder...sono rose che fioririanno! :-)

Alcune foto del nostro stand...in attesa di foto ufficiali!

 

 

 

 

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Rosengarten Festa

Rosenfinder
creatività e tecnica del web-copywriting | Kreativität und Technik des Web-Copywriting

Invito | Einladung

6.9.2014
from 18:00 to 24:00
via Catinaccio | Rosengarten-Str, Bolzano | Bozen

Rosenfinder è un progetto web a cui sarà dedicato un I.Point alla Rosengarten Festa, la festa del quartiere creativo di Dodiciville.

Rosenfinder ist ein Webprojekt, welches auf der Rosengarten Festa des kreativen Viertels Zwölfmargrein, einen I.Point besitzt.

Esserci ed essere trovati. Una mappa, un mondo virtuale, un mondo reale. I luoghi del quartiere, e l'universo dei tag e del SEO.

Finden und gefunden werden. Eine Karte, eine virtuelle Welt, eine reale Welt. Die Punkte des Viertels und die Welt der Tags und des SEO.

Vieni a trovarci a| Besuche uns auf der

Rosengarten Festa - Apparizioni Erscheinungen.

Franzmagazine: Rosengarten Festa

#seo #keywords #copywriting

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apioggia

E' stato convertito in legge il decreto CULT - TURISMO che tra le tante cose prevede anche agevolazioni fiscali per le strutture turistico-alberghiere sotto forma di crediti di imposta fino al 30% della spesa.

Sono spese agevolabili:

  • impianti wi-fi;
  • siti web ottimizzati per il sistema mobile;
  • programmi e sistemi informatici per la vendita diretta di servizi e pernottamenti purché in grado di garantire gli standard di interoperabilità necessari all'integrazione con siti e portali di promozione pubblici e privati e di favorire l'integrazione fra servizi ricettivi ed extra-ricettivi.;
  • spazi e pubblicità per la promozione e commercializzazione di servizi e pernottamenti turistici sui siti e piattaforme informatiche specializzate, anche gestite da tour operator e agenzie di viaggio;
  • servizi di consulenza per la comunicazione e il marketing digitale;
  • strumenti per la promozione digitale di proposte e offerte innovative in tema di inclusione e di ospitalità per persone disabili;
  • servizi relativi alla formazione del titolare o del personale dipendente, finalizzati alle attivita di cui sopra.

Il periodo di riferimento per la spesa è il triennio 14-15-16 con un importo massimo di credito di 12.500 €.


Per maggiori info...contattate il vostro commercialista! :-)

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facebok-win

Aumentare i  fans della propria pagina Facebook è l'obiettivo di molte aziende che si affacciano per la prima volta sulla nota piattaforma di social network. Confidando che il "fai da te" sia la soluzione migliore si lanciano in attività di marketing non sempre corrette e legali come improvvisare concorsi ed estrazioni. L'esempio più classico è dire ai propri fans: cliccate la pagina e condividete questo post. Il giorno X estrarremo a sorte tra tutti coloro che lo hanno fatto un buono o un premio.

Facendo così, spesso inconsapevolmente, si ricade nella legge che regolamenta i concorsi a premio e che è molto complessa: Decreto del Presidente della Repubblica numero 430 del 26 ottobre 2001, entrato in vigore in aprile 2002.

L'esempio sopra riportato è infatti un vero e proprio concorso a premio ovvero una manifestazione pubblicitarie in cui non tutti ma solo alcuni partecipanti ricevono un premio. L'assegnazione dipende di norma dalla fortuna, dalla sorte, dalla capacità di effettuare pronostici, dall'abilità o bravura.

La legge prevede che almeno 15 giorni prima dell'inizio del concorso è da inviare una comunicazione in forma digitale al Ministero dello sviluppo economico su un proprio modulo. Oltre alla comunicazione devono essere allegati i file firmati digitalmente del regolamento della manifestazione e dell'attestazione della cauzione versata (la cauzione deve essere nella misura del 100% del valore dei premi messi in palio, Iva esclusa). Il regolamento del concorso deve essere reso disponibile, a cura dell'impresa promotrice, a tutti gli interessati. Per concorsi a premio su internet o che si svolgono attraverso l'utilizzo di macchine o congegni tecnici, anche solo nella fase della individuazione dei vincitori, il promotore deve fornirsi di una dichiarazione del produttore del sistema/macchina utilizzato che garantisca l'assoluta casualità nell'individuazione dei vincitori e che attesti la sua non manomettibilità.

L'individuazione del vincitore (sia esso per estrazione, sorteggio, o attraverso l'accertamento di abilità o capacità) deve svolgersi - a seconda della scelta dell'organizzatore - sotto la vigilanza di un Notaio o del Responsabile della tutela del consumatore e della fede pubblica, o un suo delegato, territorialmente competente presso la Camera di commercio.

Vedi anche la pagina della Camera di Commercio di Bolzano.

Il tutto ovviamente ha dei costi, sia in termini di tempo per svolgere tutte le varie burocrazie che in termini di costi per bolli, fideiussioni, ecc. Le varie procedure sono spiegate sul sito del Ministero.

Va redatto un regolamento e vanno prese tutte le precauzioni informatiche per garantire la correttezza del gioco stesso.

Al di la dell'aspetto burocratico è anche corretto che il consumatore sia giustamente tutelato. Dire che i partecipanti sono coloro che condividono o cliccano "mi piace" sulla pagina non è certamente un modo corretto. In pratica non è data nessuna garanzia di uguali possibilità per tutti. E' inoltre impossiible determinare quanti realmente hanno cliccato mi piace  o condiviso per via delle impostazioni della privacy. Esistono su Facebook delle App apposite per organizzare concorsi che però sono comunque illegali anche se si facessero tutte le procedure burocratiche dato che la legge prevede che il server dove si svolge il gioco sia in Italia!

L'unica "scappatoia" è quella di offrire in premio regali del valore reale di un euro...opzione che diventa però poco allettante.

Proprio recentemente un nostro cliente ha improvvisato un concorso su Facebook e grazie al nostro pronto intervento lo ha sospeso immediatamente e ha regalato un buono sconto a tutti coloro che hanno partecipato per scusarsi.

Le multe sono infatti anche molto salate: dai 50.000 ai 500.000 mila euro di multa!

Rischiare non vale la pena e se avete bisogno di consulenza e supporto per realizzare una operazione online a premi potete contare sulla nostra esperienza. In questi ultimi mesi abbiamo infatti realizzato due concorsi: uno per la ditta Roner e uno per Sel. In entrambi i casi realizzando sia il software certificato che la meccanica del gioco.

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Il mercato dei domini è sicuramente curioso e anomalo. Fino ad oggi le scelte per un dominio si compiono valutando i classici .com .net .it .eu per poi spaziare con le riserve .info .org .biz ecc.

Se vi chiamate Paolo Rossi la scelta è però limitata e bisogna inventarsi qualcosa di diverso come trattini, acronimi, ecc.

Ma questo problema presto passerà alla storia.

L'ICANN, l'autorità per l'assegnazione dei nuovi domini, sta approvando l'uso di nuovi TLD ovvero Top Level Domain, domini di primo livello.

Qualche esempio:


.app

.blog

.luxury

.menu

.online

.shop

.site

.web

.roma

.tirol

.world

.clinic

.sport

.dental

.srl

.wine

.eccetera ...hem no quest'ultimo non è vero.

Ma in pentola ce ne sono moltissimi, 897 secondo Godaddy, 700 secondo 1&1.

Quando saranno disponibili?

Con .calma e .gesso! Si parla si un lasso di tempo di tre anni.

Sono prenotabili?

Non ufficialmente. Ci sono delle ditte che offrono il servizio di prenotazione ma va specificato che questo non da nessuna garanzia. E' come se chiedeste a qualcuno di fare la fila per voi, ma le file sono tante e per lo stesso dominio ci possono essere più persone in fila. Se vi ofrono la prenotazione sappiate che non vale a nulla.

Sono tutti liberamente acquistabili?

No alcuni domini saranno riservati, come .apple .ford ecc.

Quanto costeranno?

Ancora non si sa ma è ragionevole pensare che un .luxury non ve lo portate a casa per qualche decina di euro.

Servono?

Come tutte le cose inutili la risposta è SI. Se il vostro albergo si chiama HotelDuLac con tante estensioni avete sicuramente più possibilità di trovare un bel nome a dominio. Ma questa è solo una motivazione estetica.

Per i motori di ricerca sicuramente no! Se Il vostro HotelDuLac ha il dominio hotel-du-lac-rivadg.com ma il sito è ottimizzato SEO sarà sicuramente trovabile prima del sito hoteldulac.luxury

Qualcuno afferma che sia più facile da ricordare. Io ho qualche dubbio! Molti fanno già fatica con i terzi livelli: esempio .bz.it

A volte meglio un nome di fantasia e un dominio comune.

Per tutto il resto c'è il SEO.

 

 

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not-provided

Chi si occupa di SEO ma anche chi semplicemente tiene sotto'occhio le statistiche di accessi del proprio sito, si è ormai da tempo accorto che il dato relativo alle query di ricerca nelle sorgenti di traffico è sempre più (not provided) ovvero non c'è. Non è più dato sapere per quali query di ricerca l'utente è finito in una determinata pagina. Questo per motivi di privacy (meglio dire di apparente privacy) e tecnicamente perché le ricerche sono effettuate mediante il protocollo sicuro https e non più http.

Perse per sempre? Beh no in realtà Google le memorizza comunque e difatti si possono ancora (ma non si sa per quanto) trovare nell'apposita area di Webmaster Tool.

Purtroppo di dati analitici di Webmaster Tool non sono analizzabili così bene come quelli di Analytics ma è sempre meglio di niente.

Al momento non ci sono soluzioni alternative neppure a pagamento.

Certo è che questo cambiamento avrà un impatto notevole sulla lettura delle statistiche per capire le sorgenti di traffico e per l'ottimizzazione delle pagine.

Io rimango tuttavia del parere che chi ha un sito congruo in termini di keywords e testo non ha di che preoccuparsi, diversamente chi opera ai margini della "legalità dell'algoritmo di Google" (siti fantoccio, ecc.) ne rimarrà penalizzato

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utm

Google Analytics è uno strumento molto potente per analizzare le visite e il traffico del nostro sito.

Spesso capita di fare delle campagne pubblicitarie su portali di terze parti ed è bene riuscire a misurare direttamente l'efficacia della campagna tramite la misurazione dei link in ingresso.

Esempio pratico.

Per un periodo acquisto un banner pubblicitario su un portale web. Normalmente il costo varia in funzione di quante visualizzazioni ha il portale e di quanti sono i click stimati. Ai gestori del portale devo comunicare la landing page sul mio sito come ad esempio:

http://www.pixxelfactory.net/servizi/chiavette-usb-personalizzate

Ci sono ora tre possibilità:

1) se la mia landing page è stata creata apposta per quella campagna e la sorgente dei click è una sola basta vedere quanti accessi ha avuto la pagina. Questi corrispondono ai click ottenuti.

2) se la mia landing page è una pagina del sito (come nell'esempio) o la home page si può verificare dalle sorgenti di traffico in analytics il referral ovvero il dominio di provenienza del click.

3) mediante personalizzazione del link dato al fornitore della campagna

La personalizzazione è molto semplice e consiste nel fornire non solo l'url della landing page ma una url con codici come ad esempio:

http://www.pixxelfactory.net/servizi/chiavette-usb-personalizzate?utm_source=portaleXY&utm_medium=banner&utm_content=chiavette-usb&utm_campaign=USB

Questa url contiene:

Sorgente campagna: portaleXY

Mezzo della campagna: banner

Contenuto della campagna: chiavette-usb

Nome campagna: USB

Per crearla basta utilizzare l'apposito UTM URL generator di Google

Come si vede dall'immagine sottostante in Analytics si vedono i parametri della campagna. Parametri che è possibile filtrare a seconda dei valori immessi.

Se, ad esempio, la mia campagna pubblicitaria si articola su diversi portali sarà sufficiente gererale l'url variando il parametro sorgente campagna con il nome del portale di riferimento.

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meta-description

Spesso ancora ci viene richiesto di inserire nel codice delle pagine web i metatag keywords e description.

Nei fini iniziali per cui sono stati inventati questi metatag l'idea era quella di agevolare il lavoro dei motori di ricerca fornendo a priori le keywords per cui essere cercati e la descrizione che appare nel risultato di ricerca.

Tendenzialmente una bella cosa soprattutto per i siti fortemente grafici con immagini o in Flash.

Poi però il meccanismo ha cominciato ad essere abusato per far apparire contenuti pubblicitari con l'utilizzo di keywords maggiormente cercate. E così Google ha modificato l'algoritmo di indicizzazione per far si che si trovi ciò che realmente viene cercato. Nella pagina le keywords dovranno essere realmente presenti nel testo in chiaro, cioè quello che viene realmente letto, e non nel codice.

Si sono poi visti tentativi di ogni tipo - e si vedono ancora - come mascherare le keywords nel testo nascosto dello stesso colore del fondo o la creazione di pagine apposite che rimandano mediante javascript ad altri siti.

Tutte pratiche scoperte e penalizzate dai vari aggiornamenti di Google.

Risale al 2009 google non usa i keywords che spiega in maniera molto chiara che le keywords non vengono più prese in considerazione.

Per non penalizzare tuttavia contenuti particolari come le news, recentemente Google ha introdotto il news_keywords metatag come spiegato neww metatag sempre dal blog di Google.

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FORD-FACEBOOK

Originale il modo con cui Ford USA utilizza la timeline di Facebook per "navigare nel tempo" nella storia della grande casa automobilistica.

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vineapp

Lo scorso anno Facebook ha comperato Instagram e per tutta risposta Twitter ha acquisito una startup molto promettente chiamata Vine.

Cosa è Vine?

Vine è una App, al momento solo per dispositivi Apple, che permette di creare un minivideo di 6 secondi con audio. Molto essenziale, si preme sul display e si registra. Con un minimo di creatività si possono creare video molto interessanti e curiosi. Del resto 6 secondi in termini pubblicitari sono tantissimi, pensiamo agli spot Tv o ai banner web.

Vine è la Fenice del gif animato che gode ancora di molta popolarità anche se è un formato obsoleto.

Dopo uno sfortunato lancio causato da un eccesso di video con nudità non filtrati, Vine comincia ad essere guardato con interesse dai responsabili marketing di alcune aziende che si avvicinano timidamente alla piattaforma.

Le potenzialità sono enormi in campo pubblicitario.

I primi brands che si sono avvicinati sono General Electric, Dove, NBC News, Red Vines (food), Desigual, Ritz (food). Gap jeans, Trident Gum, schuh (scarpe), Malibu Rum, Asos e diversi altri.

Di seguito alcuni esempi tra i più interessnti.

 

 

 

 

 

 

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pie600

Negli ultimi anni c'è stata la corsa ad investimenti in Facebook e altri social network. Secondo una ricerca di Technorati potrebbe però non essere più l'investimento migliore. Tra le varie fette della torta degli investimenti social un piccolo 6% è occupato dai blog. Ma cosa significa?

Significa investire o meglio promuovere o sponsorizzare bloggers che con il proprio blog hanno una certa influenza sui consumatori. Come ha recentemente fatto il Consorzio Superski Dolomiti con l'iniziativa DolomitiLove.

In poche parole sono stati "assoldati" 8 bloggers più o meno attivi nel settore food/lifestyle/travel/beauty blogging per promuovere il comprensorio sciistico delle dolomiti.

Ne parlo più approfonditamente nel mio blog personale: Bloggers in cerca di Dolomiti.

Sicuramente è una fascia interessante ma personalmente credo sia un campop molto pericoloso.

In questo modo il blogger "perde" la naturalezza, la spontaneità e diventa al servizio del cliente perdendo nel contempo quella autorevolezza ed indipendenza che caratterizzano la sua abilità di influencer.

Difatti esistono i corsi di blogging!

Basti anche vedere fashion bloggers come theblondesalad che ormai sono dei meri contenitori pubblicitari, seppur con notevole successo anche se ormai in declino. Basti guardare i commenti che nella maggior parte sono link ad altri bloggers in cerca di successo.

 

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audi13

Pubblicata la ricerca di base sulla diffusione dell'online in Italia e i dati di audience del mese di dicembre 2012.

Sono 38,4 milioni gli Italiani che dichiarano di accedere a internet da qualsiasi luogo e device, 16,8 milioni da mobile e 2,7 milioni da tablet.
L’audience online da PC nel 2012 ha registrato un valore medio giornaliero di 13,8 milioni di utenti, +8,4% rispetto alla media del 2011.

[fonte Audiweb]

Il grafico mostra l'interessante percentuale di tipologia di collegamento. Il 34,8% di collegamenti da smartphone deve far riflettere soprattutto per le web-agency nella progettazione di un sito web.

 

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bavaria

Prendo spunto dalla campagna di Bavaria (birra olandese) molto forte sui social media. Entrando nel loro sito si viene accolti da una collezione di tutti i loghi dei social network più conosciuti con un claim "seguici ovunque"!

In effetti sono presenti su tutti i canali anche se solo su Facebook comtanto oltre 60.000 fans. Numeri decisamente molto ridotti sugli altri social.

Proprio ieri sera leggevo un interessante articolo sul fatto che il 2013 sarà l'anno dei tagli sui social network. Ma tagli finalizzati a concentrarsi su un social piuttosto che su un altro. In effetti è ampiamento condivisibile il punto di vista. Seguire i 6 social network e farlo bene su tutti e 6 richiede un impegno economico notevole.

Diciamo che bisogna distinguere tra "avere un profilo" ed essere presenti e attivi!.
Non sempre essere ovunque paga!

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Aprire un blog aziendale è un desiderio crescente in alcuni settori. Dopo i primi anni in cui le terminologie come blog, blogger, social, ecc. facevano paura a molti responsabili marketing ora ci si avvicina di più a questo mondo ed inevitabilmente ci si scontra con le problematiche già affrontate da tempo da personal bloggers (come il sottoscritto).

Senza entrare nell'ambito del perché e come un blog aziendale, faccio una piccola analisi delle maggiori piattaforme di blogging.

La più conosciuta a livello personale - e non solo - è Worpress. Worpress è un software blog stabile potente ed affidabile. Può funzionare in due modalità:

self-hosted: ovvero su un qualsiasi spazio web compatibile

hosted: ovvero appoggiata sui server di worpress.com

(da non confodere: Worpress è scaricabile gratuitamente da worpress.org. Wordpress.com è una piattaforma di hosting di Automattic basata su Worpress)

Tra le hosted platforms ci sono anche servizi come: Blogger (google); Tumblr, ecc.

La scelta tra le due modalità può essere apparentemente ardua ma in realtà non lo è.

Innanzitutto vediamo i pro del self-hosted:

  • controllo totale sulla parte tecnica
  • controllo totale sulla proprietà dei contenuti
  • possibilità di espandere con qualsiasi plugin il sistema
  • possibilità di modificare il codice principale
  • non sono costretto ad usare le sole funzionalità che mi vengono messe a disposizione.
  • per i soli responsabili aziendali: se qualcosa non va possibilità di prendersela con il proprio fornitore di servizi web e non contro un anonimo colosso del web

i contro:

  • costi di installazione (comunque molto bassi) e personalizzazione (ma del resto il vantaggio di poter avere l'ultimo punto sopra non ha prezzo)
  • rischi di sicurezza. Questi in realtà ci sono solo se chi vi installa Worpress non lo aggiorna poi con costanza e non lo controlla periodicamente. Questi software gratuiti di bloggin sono spesso vulnerabili ad attacchi e quasi ogni mese esce un aggiornamento per coprire eventuali falle.

Ci sono poi delle considerazioni aggiuntive.

Il "flavour" di un blog aziendale su una piattaforma da blogger personali rende il tutto molto naturale, sincero quasi più reale. Ma alla fine è solo la prima impressione. Un blog vive di contenuti...sono quelli a dover essere sinceri e naturali.

Vantaggi SEO: questa è una voce che gira ma è falsa. Il SEO dipende innanzitutto dai contenuti e poi da come questi contenuti sono tecnicamente mostrati. Se mancano i primi ovviamente non si va da nessuna parte e per i secondi diciamo che le funzionalita tra self-hosted e hosted sono identiche. Ovviamente con una self-hosted posso modificare il codice a mio parere per eventuali aggiustamenti personalizzati.

Ricordiamoci che tutte le piattaforme di hosting come worpress.com, blogger, ecc. hanno come fine il rendere visibili se stessi e non il vostro blog che diviene solo un mezzo come tanti altri.

Vantaggi SOCIAL: anche qui si usa come argomentazione che utilizzando una piattaforma hosted si traggano dei vantaggi dalle connessioni sociali di questi network. Vero ma è un vantaggio molto limitato e di poco vantaggio per le aziende. Può avere un senso per i bloggers che nascono e che parlano di argomenti molto social quali moda, food, ecc. Ma anche questo punto è discutibile. Il fattore SOCIAL di un blog personale nasce, oltre che dall'interesse sui contenuti, dal tempo dedicato a visitare altri blog, lasciare un commento (spesso insulso e ripetitivo) e essere a propria volta contraccambiati. Sembra una considerazione cinica ma in realtà è così. Basta guardare un qualsiasi trend blog e cominciare a leggere i commenti. Diciamo che il commento è un modo di dire: hei mi piace, vieni a fare un salto da me. Nulla di male ovviamente ma funziona per le aziende? Direi di no a meno di non avere una blogger professionista dedicata. E allora veniamo al punto. Con una persona dedicata le connessioni SOCIAL si ampliano a prescindere dalla piattaforma (quantomeno così dovrebbe essere). A quel punto ho bisogno di avere il CONTROLLO del mezzo.

Per fare un paragone banale immaginiamo di aver assoldato il miglior pilota di Formula 1 (la nostra social blogger). Ora che mezzo gli diamo? Un auto nella quale non possiamo metter mano al motore, alle gomme, ecc. ma dove possiamo solo scegliere il colore della carrozzeria?

Evidentemente no! Per cui il mio consiglio è per un blog aziendale un bel self-hosted Worpress blog.

 

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Ne avevo parlato qualche tempo fa che non ha nessun senso registrare nomi a domino relativi all'attività.

Da anni ho un cliente che ha un centro abbronzatura a Brunico e a Bressanone che si chiama Mokka.

Il dominio www.mokka.it è suo da molto tempo e fino a poco tempo fa cercando su google.it "mokka" risultava il primo.

Ma poi è arrivata Opel con il nuovo SUV che si chiama appunto Mokka. Quelli della Opel non ci avrenno neppure provato a comperare i vari domini mokka. già ormai impegnati. Questo perchè, ovviamente, non serve!

Se uno cerca su google "mokka", il primo, e non solo, risultato è relativo all'auto Opel. Mokka (del mio cliente) è sceso in 3 pagina.


Ovviamente cercando "Mokka Bruneck o Brunico" è nuovamente primo in lista. L'algoritmo calcola infatti più parole nel contesto e la localizzazione è molto importante. Il nome della città va sempre inserito nei testi dei siti perché quando l'utente cerca qualcosa di locale abitualmente inserisce anche la località. Es: ristorante bolzano.

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emd

Leggo un interessante articolo da Ninjamarketing sul EMD Exact-Match Domain che conferma quanto sempre ho pensato e consigliato!

Cosa è l'EMD? Acquistare un dominio con le keyword per aumentare il proprio posizionamento.

Esempio: www.web-design.it oppure www.calzolaio.it o www.avvocato-bolzano.it

Pratica in voga da molti che aveva un senso forse qualche anno fa e che ora Google penalizzerà come del resto è giusto che sia per mantenere un algoritmo corretto.

Le vie del SEO sono infinite e in continua evoluzione (grazie agli aggiornamenti dell'algortimo di Google) come raccontavo anche giorni fa in un post di fantasia, ma molto realistico, sul SEO.

 

 

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cippy

Da diverse settimane nelle pensiline degli autobus di Bolzano c'era la buffa presenza di un uccellino stile twitter ma più paffuto e una unica scritta: Cippy. Qualche giorno fa la data, nello stile mal copiato da iCal di Apple, annunciava la data del 25 ottobre come una rivoluzione nel modo fi fare pubblicità! Ovviamente ero molto incuriosito da questa cosa anche se immaginavo che la delusione sarebbe stata grande...ma non così grande! Alla fine Cippy è una semplice App che nelle intenzioni dovrebbe permettere agli utenti di votare le pubblicità presenti e vincere dei premi, così come usufruire di contenuti aggiuntivi tramite QrCode. Di tecnologico e rivoluzionario dunque nulla. Le pubblicità interattive saranno contraddistinte dal simbolo Cippy e definite come iPoster.

Bella sfida! Già perché ci vuole coraggio proporre una cosa del genere. La domanda che viene spontaneo porsi è infatti questa:
il consumatore vuole interagire con la pubblicità?

Gli smartphone hanno un target ben preciso! Quel target è disponibile a intergire con la pubblicità?

la "creatività tecnologica" richiede un mix di competenze notevoli e visto che i mezzi c'erano già prima perché non sono mai stati sfruttati? Cippy non inventa nulla, mette solo in un frullatore elementi esistenti e li amalgama in modo incerto.

Gli elementi per dubitare del progetto ci sono tutti ma non è detto che si riveli un fallimento.

Di fatto le pensiline dei bus sono sfruttate male, basti vedere questi esempi veramente creativi! Qui da noi in Alto Adige al massimo abbiamo visto un grande pacco di Loacker di cartone ma nulla più.

Una cosa è certa... la campagna tradizionale per la presentazione di Cippy...quella si che è stata efficace! :-)

 

UPDATE: PROVA SUL CAMPO DI CIPPY APP

Ho voluto provare l'App Cippy. Come da istruzioni ho "puntato" un iPoster di una pensilina bus ma con più soggetti mi ha ripetutamente dato errore di rete...premetto che la mia 3G va benissimo.

Facendo questi test sono emersi alcuni aspetti che non avevo considerato e che comunque sono a sfavore dell'idea Cippy:

  • spesso per fotografare l'intera immagine bisogna spostarsi in mezzo alla strada
  • se ci sono persone davanti alla pensilina (come ci si aspetta del resto essendo una pensilina per bus) la foto è inutile
  • i manifesti delle pensiline vengono visti dagli automobilisti, ciclisti, motociclisti...non è che si ha tempo di fermarsi per fare foto

Quest'ultimo punto mi fa tornare al discorso del target. Quanti utenti di autobus (perché questo è il target potenziale) sono nel target interessante per le aziende?

 

UPDATE 2: IL GIORNO DOPO

Superati una serie di problemi tecnici, come annunciato sul profilo fb, Cippy oggi funziona.

Ho scansionato due iPoster e come temevo, niente di particolare o che non si potesse comunque fare con il più comodo e discreto QRcode. Nel primo caso, Despar, un semplice testo con l'offerta ripetuta, link web al volantino, profilo fb e punti vendita. Nel secondo caso, Tiroler Versicherungen, una promozione per un check assicurativo e altri due link.

I manifesti si possono votare, perché Cippy è anche un gioco, ma bisogna registrarsi, fornire tutti i dati e con molti risvolti "oscuri" sulla privacy, come evidenziato anche da un blogger bolzanino in questo articolo.

Leggendo i commenti sul profilo facebook di evince che il target di Cippy sono giovani, forse troppo giovani per un target pubblicitario interessante, come confermato anche da altri fattori descritti sopra.

Lo scetticismo permane! Vedremo se passata la fase di "lancio gratuito", come immagino sia stata per queste aziende campione, i tradizionali utilizzatori delle pubblicità avranno voglia di investire nel "pulcino Pio sudtirolese": Cippy.

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promuovi

Da oggi noto un nuovo pulsante a fianco dei miei post, sia dal profilo personale che da quello di pagine (ancora non attivo su tutte) che gestisco, su Facebook: Promuovi.

Una funzione annunciata dalla primavera e attivata pian piano nei vari paesi.

In pratica con una cifra non proprio irrisoria, nel mio esempio 3,63 euro, il post viene contrassegnato come sponsorizzato. Non sono presenti ancora condizioni specifiche per cui non si sa per quanto tempo.

Vien da sè che non ha molto senso per i post personali, pagare per far sapere a tutti in maniera "imperativa" che oggi è venerdì e c'è il sole non è molto consigliato...anche se magari qualcuno lo farà!

Per le aziende invece sarà tutto un altri paio di maniche! Già oggi è possibile sponsorizzare un post con la pubblicità sulla pagina a destra. Funzione che però, viene usata da pochi e nel corso dell'ultimo anno ha perso molta efficacia. Ormai siamo abituati a guardare con la fascia paraocchi come i cavalli!

Un esempio personale di una campagna pubblicitaria per una azienda. Lo scorso anno è stata efficace e molto cliccata. Quest'anno stessa campagna, stesso target, stesso periodo una efficenza ridotta al 25%.

Per cui Facebook ci prova con le promozioni dei post, già visibili da tempo sulle app Facebook dei cellulari.

Il messaggio non è più relegato e nascosto sulla parte destra ma campeggia in bella vista sulla nostra timeline.

Ora i dubbi sono due: innanzitutto come diventerà la nostra timeline con 5 o più inserzioni sponsorizzate? per le aziende che gestiscono le pagine significa che il post normale quasi sicuramente (come da rumors) non avrà più la stessa efficacia di prima ma dovrà essere sponsorizzato, appunto!

Per cui da un lato Facebook diventerà meno "simpatico" agli user normali e dall'altra più costoso per le aziende. a mio avviso l'inizio di un declino annunciato e già in atto.

 

UPDATE
Ovviamente per fare un test ho "promosso a pagamento" questo articolo dal mio profilo Facebook.
L'acquisto in realtà si è concluso con l'acquisto di crediti Facebook (!): 47 crediti.
I crediti mi ricordano tanto i Dollari Linden!

Dopo circa un'ora il report è questo:

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images

Mario è un idraulico, lavora da solo, ha un furgone, una piccola ditta ben avviata. Mario ha un fratello, Luigi che si occupa di web marketing e in particolare di SEO (Search Engine Optimisation/Ottimizzazione per i motori di ricerca).

Luigi vuole aiutare Mario e gli fa un sito completamente nuovo e in linea con tutte le specifiche SEO. In pochi mesi Mario diventa l'idraulico risultato numero 1 di Google nella sua città...che non è una piccola città.

Il telefono di Mario squilla in continuazione, mail, contatti, ecc. tutti lo cercano e lo vogliono. Mario lavora fino a  tardi la sera, il sabato e anche la domenica. In poco tempo assume due nuovi dipendenti, vista l'enorme mole di lavoro e acquista anche un nuovo furgone attrezzato.

Mario è felicissimo e Luigi molto soddisfatto del suo lavoro. Mario capisce dell'importanza di essere nei primi risultati sui motori di ricerca e dato che è al quarto posto si domanda, ovviamente, quanto potrebbe essere meglio essere al primo! E così chiede a Luigi, questa volta a pagamento, di migliorare il ranking. I soldi investiti portano subito i loro frutti e Mario è l'idraulico numero uno della sua città!

In pochi mesi 4 nuovi dipendenti, due furgoni attrezzati e un consistente investimento in SEO che comunque si ripaga ampiamente.

Dopo circa un anno il telefono smette di suonare, le visite al sito scendono drammaticamente. Mario chiede a Luigi di intervenire investendo altri soldi. ma le tecniche SEO di Luigi non erano tutte molto "ortodosse" e infrangevano diverse policy di Google. Il lInk building era forzato e molti contenuti ridondanti.

I recenti aggiornamenti di Google (codename Penguin e Panda) avevano modificato i parametri per cui i "trucchetti" adottati non erano più validi. In poco tempo Mario è tornato ad una posizione più naturale nonostante gli sforzi di Luigi.

Recuperare? Più o meno impossibile a meno di investimenti che non avrebbero più reso quanto investito!

Mario con estrema fatica è riuscito a convincere i propri dipendenti a cercarsi un altro lavoro, ha venduto i due furgoni e conti alla mano è tornato alla situazione iniziale senza grosse perdite e senza grossi guadagni. Ma è stato fortunato.

Ovviamente questa è una storia finta ma molto realistica per quanto riguarda gli aspetti tecnici.

Le tecniche SEO sono in continuo cambiamento e la regola numero UNO rimane sempre quella: mai cercare di "fregare" Google, perché prima o poi se ne accorge e si paga tutto.

Ispirazione per questo articolo da questo blog: http://www.seomoz.org/ugc/are-seos-destroying-small-businesses-a-penguin-story

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accenti

Da luglio 2012 è possibile registrare i domini .it anche con gli accenti e caratteri speciali.

Di per sè non è che sia una grandissima novità. L'accento ha creato e creerà sempre confusione, ne so qualcosa io visto che ho il cognome accentato!

Le aziende che hanno un accento nel proprio nome potranno registrarlo ma quali sono i reali vantaggi/svantaggi?
Innanzitutto non ha molto senso registrarlo con accento se non si possiede anche quello senza. O quantomeno registrarlo si ma non usarlo! Pensiamo al dominio caffe.it che è dell'azienda X. L'azienda Y registra caffè.it con l'accento grave e l'azienda Z il dominio caffé.it con l'accento acuto. Senza considerare che molti scrivono caffe' con l'apostrofo!

Tre domini e tre aziende! Innanzitutto quanti sanno che tipo di accento si usa per caffè? Molti sbaglieranno sicuramente e il rischio è di finire su un'altra azienda.

Inoltre molti browser non lo visualizzano ancora correttamente per cui:

caffè.it diventa http://xn--caff-8oa.it/

caffé.it diventa http://xn--caff-epa.it/

La bruttura sopra si chiama punycode e serve appunto per permettere i caratteri speciali nei nomi di dominio. In pratica una codifica ASCII dei caratteri UNICODE...in poche parole un accrocchio!

Su Mac Safari e  Chrome visualizzano nella barra il nome corretto mentre Firefox converte in punycode.

I caratteri speciali sono:

à â ä è é ê ë ì î ï ò ô ö ß ù û ü æ œ ç ÿ

Sicuramente interessante per le aziende altoatesine che hanno il nome con le umlaut.

Il consiglio è comunque di registrarlo solo se si possiede anche il relativo senza caratteri speciali e/o comunque di registrarlo e tenerlo come protezione marchio ma senza pubblicizzarlo.

Altro esempio di confusione:

www.muller.it ufficiale del famoso yoghurt

www.mueller.it ue è l'abbrevizione ufficiale per la ü che appartene a una ditta di prefabbricati

www.müller.it nuovo dominio con umlaut registrato da una azienda tedesca!

c'era bisogno anche dell'accento e dei caratteri speciali? Sicuramente no!

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mouse

Pubblicati da Audiweb i dati di audience online di maggio 2012.

I dati più interessanti sono:


GLI UOMINI ONLINE:

  • sono 7,8 milioni
  • hanno principalmente tra i 35 e i 54 anni
  • il 18,9% degli uomini online
  • ha più di 55 anni
  • il 18,4% ha tra i 25 e i 34 anni

LE DONNE ONLINE:

  • sono 6,4 milioni +10,4% in più in un anno
  • hanno principalmente tra i 35 e i 54 anni
  • 1,4 milioni hanno tra i 25 e i 34 anni


I giovani tra i 18 e i 24 anni, il 9,6% degli utenti attivi nel giorno medio, trascorrono in media più tempo online, con 1 ora e 33 minuti e 179 pagine viste in media per persona.

Approfondisci nel comunicato stampa

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gplus igl1

Sono 20 ma in realtà non sono tutte "buone" ragione. La ragione che sicuramente può interessare di più all'azienda è la numero 18 ovvero che postare su Google + aiuta il ranking di Google. E forse è questo il maggior punto di forza di Google...essere Google, mentre Facebook rimane "sepolto" nelle sue intricate questioni di privacy. Per come la vedo io Facebook è sempre stato troppo "chiuso", una rete nella rete, sfruttando la sensazione di molti di sentirsi "protetti" all'interno di una piattaforma che al tempo era semplice e lineare. Ora che questa semplicità si è persa per dover ovviamente correre dietro ai vari trends è tutto più complicato. E i risultati in borsa lo dimostrano.

Interessante questa infografica dal sito infographicslab

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FoulardMania700x330Def

Pinterest è un social network relativamente nuovo. Fondato nel 2010 ha avuto subito un grande successo per la sua semplicità ed eleganza grafica. Si basa su una bacheca di immagini che l'utente può creare e condividere. Recenti stime lo danno in forte aumento tra i social network più blasonati (Facebook, Twitter,ecc.).

In Italia si "parla" di Pinterest solo da quest'anno. Interessante l'esperimento di social marketing di Stefanel. Una newsletter invita gli utenti a postare una foto con un foulard sul proprio canale con un determinato nome. Le foto più belle verranno premiate.

E' evidente che si tratta di un primo passo sperimentale. Il canale Stefanel su Pinterest ha infatti al momento solo 97 followers ma sicuramente sarà destinato ad aumentare. Molto probabilmente molti utenti destinatari della newsletter saranno "cascati dalle nuvole" leggendo il nome Pinterest. Mentre negli States l'80% degli utenti è donna, in Italia la proporzione è invertita e un concorso destinato alle donne è un tentativo piuttosto azzardato. Ma se è vero che dietro ogni grande uomo c'è una donna, dietro ogni donna creativa c'è un uomo "tecnologico"!

Bravi comunque quelli del marketing Stefanel a tentare nuove strade. Le vie del marketing tradizionali sono finite? Quelle del web-marketing sicuramente no!

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zegna

Ieri scrivevo di SoLoMo (Social Local Mobile) e oggi vedo il nuovo sito di Ermenegildo Zegna che presenta degli elementi molto significativi.

Innanzutto il sito è full html5, finalmente senza uso di flash come ancora molti portali di moda, ma quello che più colpisce è la rilevanza degli elementi sociali e mobile. In alto a destra troviamo i link sociali: Facebook, Twitter, Youtube e...Foursquare!

Sui menu principali ben due link che rimandano a due App di Zegna.

Nella sezione sottostante il contenuto principale tre box con le attività di Facebook, Twitter e Youtube.

Una home page decisamente Social! Quasi il 50% degli elementi di home page sono dedicati alle attività sociali, come ho evidenziato in giallo nell'immagine sottostante.

E bravo Zegna, una bella sfida di Social marketing 2.0!

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solomo

SoLoMo è l'acronimo di Social Local Mobile e sarà il trend marketing del 2012. Cosa significa in breve?

SoLoMo rappresenta la convergenza di tre attività ben distinte:

Social: attività sociale, condivisione, recensioni

Local: geolocalizzazione, contestualizzazione in base alla posizione

Mobile: il veicolo di trasporto ovvero il cellulare, palmare, table o smartphone che dir si voglia

Per capirci meglio facciamo un esempio. Vado in una città sconosciuta. Accedo al mio iPhone, apro Foursquare cerco un ristorante nei paraggi, leggo le recensioni e se mi sta bene lo scelgo. Magari scopro pure che in quel momento c'è un offerta speciale per un determinato prodotto in un negozio vicino e ne approfitto.

Ok è un esempio banale ma è un piccolo aspetto di questo concetto che sta dilagando sui vari siti di marketing negli Stati Uniti non senza numerosi dubbi, come ad esempio quelli espressi da Fred Cavazza fu Forbes.

Al Social siamo già abituati con Facebook, al real time ci stiamo avvicinando con Twitter, il Mobile è forse l'aspetto più interessante da un punto di vista dell'analisi. Mobile implica il crescente uso, spesso sostitutivo, del PC per le attività quotidiane.

Molte aziende si concentrano sul sito internet come strumento di marketing, spesso tralasciando tutto ciò che è social e mobile. Si una pagina Facebook la hanno in molti ma il livello di qualità?

E che dire di Foursquare? Quante aziende hanno un profilo? Quasi sicuramente lo hanno, ma creato da altri!

Quanti curano la propria immagine su Google Places?

Quanti albergatori conoscono Google Hotel Finder?

Quanti verificano che il proprio sito sia accessibile via dispositivi mobile?

Quanti verificano la propria reputation sul web e sui social media?

Pochi!

Nell'esempio citato prima l'azienda, il venditore non è mai coinvolto direttamente.

E il principio di SoLoMo o anche Social Media 2.0 e si applica al business locale, all'albergo, al negozio sotto casa.

Se il 2010 è stato l'anno di Facebook, il 2011 l'anno di Twitter, credo che il 2012 sarà l'anno di Foursquare che rappresenta un esempio concreto di Social Media 2.0

Interessante la lettura del Manifesto SoLoMo.

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Ormai sulla maggior parte dei blog e dei siti internet appaiono entrambi i pulsanti: il mi piace di Facebook e il +1 gi Google+. L'efficacia del primo è nota mentre si fatica a capire la rilevanza del secondo considerando anche che Google+ stenta a decollare come social network.

Per mettere una marcia in più al +1 Google introdurrà a breve la "Social Search" ovvero la Ricerca Sociale che prevede di restringere i risultati alle pagine/siti sui quali abbiamo fatto +1.

Ovviamente solo per gli utenti loggati a Google+ e lasciando la possibilità di decidere in quali risultati cercare: Cerca nel "tuo mondo" oppure in tutto.

 

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Interessante e forse un po' scontato per gli addetti ai lavori l'articolo su Mashable che raccoglie 13 consigli per migliorare il ranking di un sito aziendale su Google.

  1. Creare contenuti "evergreen" ovvero che possano essere letti anche tra dieci anni. Condivido in parte dato che molti contenuti aziendali sono comunque legati al momento particolare.
  2. Aggiornare i propri profili online. Questo sicuramente è condivisibile dato che esistono moltissimi portali che contengono informazioni sulla propria azienda non spesso aggiornate. Esempio: Pagine Gialle.
  3. Pensa come scrivono i tuoi clienti. Questa è spesso la chiave per dei testi di successo. Si tende infatti a parlare di se in termini marketing "colorati e altisonanti" quando poi su Google il vocabolario usato per le ricerche è veramente basilare. Pixxelfactory crea sicuramente "indimenticabili ed avvincenti esperienze interattive sul web" però più semplicemente facciamo siti web!
  4. Chiedi ad un esperto! Beh come non potrei essere d'accordo dato che è il mio lavoro. Spesso il "fai da te" risulta controproducente e richiede comunque del tempo notevole per districarsi tra gli infiniti meandri del SEO.
  5. Scrivere commenti su altri blog. Questo è "tristemente" vero. Dico tristemente perchè è una pratica che ha perso di spontaneità. Si va su un blog o un sito di qualcun altro e si scrive un commento banale e standard con l'unico scopo di lasciare un link.
  6. Il contenuto è il Re e i link sono la Regina. Altra grande verità. Scrivere testi rilevanti, farsi linkare il più possibile soprattutto da siti/portali del settore.
  7. Creare contenuti video. Più facile a dirsi che a farsi. Tencicamente oggi semplice, grazie a una ampia accessibilità di recorder video anche in HD (fotocamere, cellulari, ecc.) e facilmente condivisibili con YouTube. 
  8. Link da siti "education". Una specifica prettamente americana ma di poca rilevanza in Italia.
  9. Aggiornare spesso il sito. Uno dei parametri dell'algoritmo di Google è la frequenza di aggiornamento del sito.
  10. Usare le keywords giuste. Che siano keywords o tags l'importante è che siano semplici (punto 3) brevi e concise.
  11. Non usare Flash. Non aggiungo altro e condivido al 100%.
  12. Concentrarsi sulle ricerche locali. Giustamente se il proprio business è concentrato in una determinata zona perché pensare troppo in grande, snobbando spesso sistemi di ricerca locale.
  13. Capire quali sono i termini ricercati reali. Questo oggi è piuttosto facile grazie ai suggerimenti di Google. Basta inziare a scrivere una parola che appaiono i termini più ricercati che diventano poi i termini standard dato che alla fine si sceglie l'opzione più veloce.

La lista potrebbe continuare e si aggiorna giorno per giorno dato che gli algoritmi dei motori di ricerca vengono aggiornati di continuo per produrre risultati sempre più corretti e coerenti.

Affidarsi ad un partner competente per il SEO è un investimento che premia sempre. Noi di pixxelfactory sviluppiamo i nostri siti sempre compatibili con i motori di ricerca offrendo servizi aggiuntivi per chi volesse spingersi più su nelle posizioni dei motori di ricerca.

Link all'articolo di Mashable

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icann gtld

Punto com, punto it, punto net, punto eu, punto ...

I caratteri dopo l'ultimo punto di un dominio costituiscono il TLD ovvero Top Level Domain e fino ad oggi erano limitati e riservati. Dal 12 gennaio 2012 sarà possibile registrare anche il proprio gTLD (generic TLD). Esempio .canon .apple .shop .london .bike ecc. ecc.

Ma non illudiamoci non sarà così semplice, a cominciare dai costi! Di sola richiesta di registrazione i dollari da sborsare sono 185.000 (si proprio centoottantacinquemila) e il canone annuo di ca. 35.000$ senza contare le infinite pratiche amministrative e le indubbie questioni legali che sorgeranno e che costeranno anch'esse.

I vantaggi saranno soprattutto per le grosse aziende che oltre a poterselo permettere avranno un "marchio di garanzia" sulle informazioni. Oggi è infatti facile fare un dominio simile ad uno ufficiale: esempio canonitalia.it che potrebbe essere spacciato per ufficiale.

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gplusaziende

Google+ apre alle pagine aziendali, gruppi, attività, ecc. più o meno le stesse funzionalità esistenti in Facebook.

Il meccanismo è molto semplice, sulla barra di destra di G+ c'è un nuovo pulsante "Crea una pagina Google+" dove si accede alla schermata inziale (vedi immagine).

In meno di 30 secondi (perdendo tempo) il gioco è fatto.

Quindi si prepara il relativo badge Google + (link) per il proprio sito, quello che vedete nella parte inferiore di questa pagina, e si mette il codice nella pagina.

Una funzionalità che mancava a Google+ e che aiuterà a diminuire il gap tra le due piattaforme di social networking.

Il problema, a mio parere, è che sono troppo simili per poter effettuare una scelta in base a dei servizi che offrono, però la battaglia è cominciata da poco e vedremo come si evolve.

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audiweb

Pubblicati da Audiweb i dati relativi all'audience del mese di giugno 2011 e i risultati della Ricerca di Base sulla diffusione dell'online in Italia.

I dati che risaltano maggiormente sono:

  • Nel mese di giugno 2011 l’audience online cresce del 10,4% su base annua raggiungendo 26,2 milioni di Italiani dai 2 anni in su che hanno navigato almeno una volta attraverso un PC
  • In base al nuovo report trimestrale della Ricerca di Base il 62,3% delle famiglie italiane - 13,2 milioni - dichiara di avere un collegamento a internet da casa, con un incremento dell’11,3% su base annua
  • Sono 35 milioni gli Italiani con un collegamento a internet da qualsiasi luogo, il 73% della popolazione tra gli 11 e i 74 anni, con una crescita del 7,5%
  • Aumenta del 73,7% in un anno anche l’accesso da mobile, con 8,3 milioni di Italiani che dichiarano di avere un cellulare con connessione a internet

Nel giorno medio risultano online 13 milioni di utenti attivi, 1,3 milioni in più rispetto all’anno scorso (+11%), che hanno consultato 146 pagine trascorrendo in media 1 ora e 19 minuti al giorno per persona.

Sono online nel giorno medio 5,8 milioni di donne (il 21,2% delle donne italiane dai 2 anni in su) e 7,2 milioni di uomini (il 26,3% degli uomini italiani dai 2 anni in su), con livelli di penetrazione più alti nella fascia d’età tra i 35 e i 54 anni (6 milioni, il 32,8% della popolazione della fascia d’età considerata) e tra i 25 e i 34 anni (2,7 milioni, il 35% della fascia d’età considerata).
Gli utenti attivi nel giorno medio tra i 18 e i 24 anni (1,3 milioni, il 30,5% della popolazione di riferimento) trascorrono più tempo in assoluto online, registrando 1 ora e 33 minuti di tempo speso nella navigazione e consultando in media 173 pagine per persona.

Fonte: Comunicato stampa Audiweb 27 luglio 2011

 

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google

Da qualche settimana ha fatto la sua comparsa un nuovo simbolo nei risultati di ricerca di Google, il più uno o plus one!
Lo trovate anche nelle pagine di questo sito.

Che cosa fa esattamente? La risposta a caldo è "la concorrenza a Facebook" e in effetti così è! Dopo vari tentativi andati a vuoto anche Google ci riprova con i Social Networks e considerando da che fronte viene l'attacco sarà una battaglia dura! Considerando poi che a tutti piacciono le novità non può che far bene al mondo internet!

Vanno però distinti al momento il pulsante +1 sui risultati di ricerca o liberamente applicabile al proprio sito e il nuovo servizio Google+ non ancora ufficialmente attivo.

Di fatto però il pulsante +1 è visibile nei risultati di ricerca solo dopo aver fatto il login con un account google.

Cliccandoci sopra diciamo a Google che quella pagina ci piace e ovviamente tante più persone ci cliccano sopra maggiore sarà il ranking della pagina stessa. Se il tutto poi lo abbiniamo al futuro social network Google+ il gioco è presto fatto. Dato che un account Google lo abbiamo praticamente quasi tutti, siamo praticamente iscritti anche  a Google+ e con già tutta una serie di I like in versione +1!!!

Ma come sarà Google+? Dalla pagina iniziale scropriamo le funzioni base che, guarda caso, sembrano proprio dire "vedi questo facebook non lo ha e sarebbe comodo"!

Circles tradotto in italiano brutalmente come cerchie! Sono grupi di amici suddivisibili per interessi. Nel mio caso potrei avere dei Circles di amici per il web marketing, la fotografia, la subacquea e tanto altro. Il mio "capo" (hehe) non saprà più così che il lunedì sono arrivato tardi perché la domenica ero in giro a fare immersioni! Ovviamente i vantaggi sono indiscutibili.

Hangouts o videoritrovi: la chat reinventata in versione video...non credo molto nel successo.

Sparks o spunti: sarà il collegamento più evidente al pulsante +1. Se ad un tot dei miei amici piace una pagina è probabile che piaccia anche a me!

Huddle (non tradotto per fortuna): una sorta di IM (instant messaging) per utenti dello stesso Circle

Instant Upload o caricamento istantaneo: dai palmari Android un sistema di condivisione immediata di foto.

...e altri gadget. Qui trovate l'help del Progetto Google+

Molte cose sono esistono già, solo reinventate o meglio riconfezionate ma quando Big G si muove lo fa sicuramente alla grande. Iscritti siamo virtualmente in molti e in fondo molti di noi cominciano ad essere stanchi di Facebook e del suo buonismo I Like. Un po' di concorrenza non guasta!  A molti verranno sicuramente dei "circles" alla testa! :-)

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bounce

Un dato molto interessante delle statistiche web è la frequenza di rimbalzo o bounce rate.

Ma cosa è esattamente?

In poche parole rappresenta il numero di utenti che visitano il nostro sito per una sola pagina e poi lo abbandonano. Caso tipico il click dai motori di ricerca. Quando effettuiamo una ricerca su Google non ci limitiamo a leggere l'estratto fatto dalla lista di Google e spesso clicchiamo. Se poi però il contenuto della pagina non è quello che ci aspettavamo torniamo indietro. In quel caso si dice che siamo "rimbalzati". Tanto più alta è la percentuale di rimbalzo, minore è l'interesse per quella pagina o per il nostro sito. Ridurre la percentuale di rimbalzo è sicuramente uno degli obbiettivi SEO perché significa avere delle visite di qualità, ovvero l'utente dopo essere arrivato sul nostro sito, ci rimane.

Nel grafico un interessante confronto tra le visite provenienti dai motori di ricerca (in giallo) e la frequenza di rimbalzo (in blu). Ovviamente più alta è la percentuale di traffico proveniente dai motori, tanto maggiore è il rimbalzo stesso.

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stat_mobili

Grazie all'utilizzo di sistemi di statistica, come ad esempio l'ottimo Google Analytics, che normalmente installiamo di default su tutti i siti dei nostri clienti, è possibile estrapolare molti dati interessanti oltre il mero numero dei visitatori.

Sempre più interessante in questo periodo di forte crescita dei dispositivi mobili (palmari, tablet, ecc.) è vedere da che sistema operativo vengono le nostre visite.

Nel grafico si nota come sia una percentuale molto rilevante la percentuale dei dispositivi movili che raggiunge quasi il 10%. Sembra poco ma se il proprio sito non è ottimizzato per i dispositivi mobili vuol dire perdere 10 visitatori su 100!

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nuovi domini

L'ICANN, l'organismo di controllo per i nomi a dominio, ha deciso nei giorni scorsi la "liberalizzazione" dei nomi a dominio di primo livello. Significa che si potrà registrare il proprio nome senza una estensione abituale .com .it ecc.

Questo vorrà dire scrivere semplicemente www.apple o anche senza www o indirizzi di posta personalizzati come walter@pixxelfactory

Ma non sarà né semplice, né economico! Innanzitutto i costi saranno molto elevati, si parla di 185 mila dollari a dominio e tempi piuttosto lunghi. Da gennaio ad aprile del 2012 ci sarà la prima fase di accettazione delle richieste (raise period) per poi una attivazione nel 2013.

Sarà un successo? Mah, visti i costi e la dubbia utilità, personalmente non credo, considerando soprattutto che la maggior parte degli utenti digita il nome dell'azienda che cerca nella barra di ricerca di google e che comunque scrivendo lo stesso senza www o estensione per la maggior parte dei nomi "rilevanti" il risultato è lo stesso.

Meglio puntare sulla presenza nei motori di ricerca!

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pixx_ms_tag

Siamo ormai "quasi" abituati a vedere i QR code ovunque: vengono infatti usati abbastanza di frequente nelle pubblicità, anche se il termine corretto sarebbe "abusati", dato che spesso e volentieri sostituiscono un semplice link, che viene invece omesso anche laddove il suo utilizzo sarebbe più logico ed immediato.

Sfogliando un giornale ho però notato un nuovo tipo di simbolo, che ho poi scoperto -o meglio, ricordato- essere il sistema di tagging di Microsoft, basato su una concezione sicuramente più piacevole alla vista e graficamente flessibile.

Sembra che questo, negli ultimi mesi, stia riscuotendo sempre maggior successo. La domanda però è: ce n'era davvero bisogno? Molti non sanno ancora cosa è un QR code. Nonostante si continui a parlare di standard, siamo sempre alle solite, dai tempi del VHS vs Video2000 ecc. ecc.

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audiweb

Online i dati audiweb relativi al marzo 2011. Ciò che emerge è l'incremento del 50% dei navigatori da dispositivi palmari/cellulari.

http://www.audiweb.it/

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Bellissimo esempio di integrazione di più tecnologie e media. Gli "attori" sono molti, ma tutti di uso comune: stampa tradizionale, un telefono palmare, un QR Code, Youtube.

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google-su-facebook

Google fa pubblicità su Facebook alla propria pagina iniziale. Segno, questo, che qualcosa sta cambiando e che, evidentemente, l'impostazione di pagina iniziale su Google sta perdendo colpi... e utenti.

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govpec

Non sempre "gratis" (alla Google) è sinonimo di "servizio che funziona"!

Interessante articolo sulla posta elettronica governativa (il nome è tutto un programma) fornita (si fa per dire) gratuitamente.

http://economia.tuttogratis.it/posta-certificata-governativa-una-bufala/P27905/

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craigcorvin

Interessante sito/blog di un calzolaio di Seattle.
Spesso ci si domanda a "cosa mi serve internet"? Con un po' di passione, una macchina digitale, e un blog, internet può diventare un ottimo mezzo pubblicitario anche per un artigiano.

http://www.craigcorvin.com/blog/

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socialnetmap

Interessante articolo sul sito Vincos relativo all'utilizzo del Social Network a livello globale.

Facebook rules? Sì, ma non ovunque!

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